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Testo del blog 3

La marginalità della pianificazione territoriale e urbanistica degli ultimi anni è ormai un fatto oggettivo e consolidato. Le cause di ciò sono state individuate nell’incapacità di comprendere come la città e il territorio in generale stessero cambiando, nella progressiva perdita di una idea progettuale complessa in cui far interagire costantemente spazio e società, dimensione fisica e socio-economica, visioni generali e azioni puntuali di piano, interazioni tra scale e tempi. In questo ottica la pianificazione deve e può (ri)assumere un ruolo importante ripartendo proprio dalle sfide poste dai cambiamenti climatici, dalle questioni ecologiche, dalla riappropriazione geo-strategica ed ambientale di parti di territori e città.
La diffusione dei temi ambientali e climatici può ridisegnare la disciplina della pianificazione ponendo l’attenzione su temi quali:

• risorse idriche ed energetiche
• uso del suolo,
• gestione dei rifiuti,
• accessibilità/mobilità,

ma anche su concetti come infrastrutture blu e verdi, rigenerazione delle aree marginali (terrains vague), della città densa e di quella diffusa. La molteplicità dei rischi, così come la loro interazione dinamica e cumulativa, richiede strategie di pianificazione guidate dalla logica adattiva in modo tale da ripensare strutturalmente lo spazio del vivere quotidiano e senza limitarsi alla semplice “messa in sicurezza” del patrimonio edilizio.

A livello teorico, quello che la pianificazione territoriale e urbanistica deve fare è adottare uno sguardo più attento ed ancorato alla realtà fisica e sociale dei luoghi, per vedere oltre i singoli eventi ed abbracciare l’estrema complessità dei territori e delle città. Deve avere una dimensione più attenta al progetto spaziale per riconoscere le peculiarità, le occasioni e per garantire non solo paesaggi urbani di qualità, ma anche esternalità e interdipendenze che solo territori e città efficienti e sicure possono offrire. Deve avere visioni e relazioni di scala sovralocale, ma allo stesso tempo puntuale: una continua attitudine multiscalare che leghi strategie di resilienza e recupero.

A livello pratico, le dinamiche del cambiamento climatico obbligano una profonda revisione, non solo degli approcci, ma al contempo degli strumenti a servizio delle attività di Governo del Territorio. Operando in uno scenario Climate Proof, la pianificazione territoriale dovrà essere capace di individuare le vulnerabilità del territorio e implementare misure efficaci disegnate sulle caratteristiche territoriali dell’aree vulnerabili. Una pianificazione quindi, capace di operare partendo da una conoscenza climatica (e dei sui impatti) locale per adattare città e territori al clima di domani.

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Testo del blog 2

La marginalità della pianificazione territoriale e urbanistica degli ultimi anni è ormai un fatto oggettivo e consolidato. Le cause di ciò sono state individuate nell’incapacità di comprendere come la città e il territorio in generale stessero cambiando, nella progressiva perdita di una idea progettuale complessa in cui far interagire costantemente spazio e società, dimensione fisica e socio-economica, visioni generali e azioni puntuali di piano, interazioni tra scale e tempi. In questo ottica la pianificazione deve e può (ri)assumere un ruolo importante ripartendo proprio dalle sfide poste dai cambiamenti climatici, dalle questioni ecologiche, dalla riappropriazione geo-strategica ed ambientale di parti di territori e città.
La diffusione dei temi ambientali e climatici può ridisegnare la disciplina della pianificazione ponendo l’attenzione su temi quali:

• risorse idriche ed energetiche
• uso del suolo,
• gestione dei rifiuti,
• accessibilità/mobilità,

ma anche su concetti come infrastrutture blu e verdi, rigenerazione delle aree marginali (terrains vague), della città densa e di quella diffusa. La molteplicità dei rischi, così come la loro interazione dinamica e cumulativa, richiede strategie di pianificazione guidate dalla logica adattiva in modo tale da ripensare strutturalmente lo spazio del vivere quotidiano e senza limitarsi alla semplice “messa in sicurezza” del patrimonio edilizio.

A livello teorico, quello che la pianificazione territoriale e urbanistica deve fare è adottare uno sguardo più attento ed ancorato alla realtà fisica e sociale dei luoghi, per vedere oltre i singoli eventi ed abbracciare l’estrema complessità dei territori e delle città. Deve avere una dimensione più attenta al progetto spaziale per riconoscere le peculiarità, le occasioni e per garantire non solo paesaggi urbani di qualità, ma anche esternalità e interdipendenze che solo territori e città efficienti e sicure possono offrire. Deve avere visioni e relazioni di scala sovralocale, ma allo stesso tempo puntuale: una continua attitudine multiscalare che leghi strategie di resilienza e recupero.

A livello pratico, le dinamiche del cambiamento climatico obbligano una profonda revisione, non solo degli approcci, ma al contempo degli strumenti a servizio delle attività di Governo del Territorio. Operando in uno scenario Climate Proof, la pianificazione territoriale dovrà essere capace di individuare le vulnerabilità del territorio e implementare misure efficaci disegnate sulle caratteristiche territoriali dell’aree vulnerabili. Una pianificazione quindi, capace di operare partendo da una conoscenza climatica (e dei sui impatti) locale per adattare città e territori al clima di domani.

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Testo del blog 1

La marginalità della pianificazione territoriale e urbanistica degli ultimi anni è ormai un fatto oggettivo e consolidato. Le cause di ciò sono state individuate nell’incapacità di comprendere come la città e il territorio in generale stessero cambiando, nella progressiva perdita di una idea progettuale complessa in cui far interagire costantemente spazio e società, dimensione fisica e socio-economica, visioni generali e azioni puntuali di piano, interazioni tra scale e tempi. In questo ottica la pianificazione deve e può (ri)assumere un ruolo importante ripartendo proprio dalle sfide poste dai cambiamenti climatici, dalle questioni ecologiche, dalla riappropriazione geo-strategica ed ambientale di parti di territori e città.
La diffusione dei temi ambientali e climatici può ridisegnare la disciplina della pianificazione ponendo l’attenzione su temi quali:

• risorse idriche ed energetiche
• uso del suolo,
• gestione dei rifiuti,
• accessibilità/mobilità,

ma anche su concetti come infrastrutture blu e verdi, rigenerazione delle aree marginali (terrains vague), della città densa e di quella diffusa. La molteplicità dei rischi, così come la loro interazione dinamica e cumulativa, richiede strategie di pianificazione guidate dalla logica adattiva in modo tale da ripensare strutturalmente lo spazio del vivere quotidiano e senza limitarsi alla semplice “messa in sicurezza” del patrimonio edilizio.

A livello teorico, quello che la pianificazione territoriale e urbanistica deve fare è adottare uno sguardo più attento ed ancorato alla realtà fisica e sociale dei luoghi, per vedere oltre i singoli eventi ed abbracciare l’estrema complessità dei territori e delle città. Deve avere una dimensione più attenta al progetto spaziale per riconoscere le peculiarità, le occasioni e per garantire non solo paesaggi urbani di qualità, ma anche esternalità e interdipendenze che solo territori e città efficienti e sicure possono offrire. Deve avere visioni e relazioni di scala sovralocale, ma allo stesso tempo puntuale: una continua attitudine multiscalare che leghi strategie di resilienza e recupero.

A livello pratico, le dinamiche del cambiamento climatico obbligano una profonda revisione, non solo degli approcci, ma al contempo degli strumenti a servizio delle attività di Governo del Territorio. Operando in uno scenario Climate Proof, la pianificazione territoriale dovrà essere capace di individuare le vulnerabilità del territorio e implementare misure efficaci disegnate sulle caratteristiche territoriali dell’aree vulnerabili. Una pianificazione quindi, capace di operare partendo da una conoscenza climatica (e dei sui impatti) locale per adattare città e territori al clima di domani.

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